Altin Manaf e Andreas Ikonomu

MOSTRA | Così il tempo presente

Altin Manaf (1967)

Fotografa professionista, associata Afip-Cna. Nata a Bucarest, in Romania, presto trasferitasi in Turchia, nel 1967, si laurea in fotografia presso la Mimar Sinan Fine Arts University, di Istanbul.

Affascinata dalla creatività e inventiva italiana, nel 1993, si stabilisce a Milano e comincia le prime collaborazioni con importanti studi fotografici, come Pesce Giallo, Studio Perazzoli e Studio Dado.

Dal 1997, collabora in modo continuativo con il noto studio Ballo+Ballo, specializzato nella fotografia del design italiano.

Giornalista freelance per testate turche di design e interiors, è specializzata in still life, interni, arredamento e reportage (lifestyle).

Andreas Ikonomu (1957)

Greco di nascita, italiano di esistenza. Fotografo professionista dal 1986. Si è formato collaborando come operatore freelance con importanti studi in Grecia, Italia e Stati Uniti; collaborazioni che perdurano tuttora.

Ha esperienza nello still life, nella fotografia industriale, architettura, ritratto, reportage e fotografia sociale.

Fa parte della Presidenza Nazionale dell’Unione Cna Comunicazione e Terziario Avanzato ed è socio fondatore di Afip International, Associazione Fotografi Professionisti, il cui Presidente è Giovanni Gastel.

inaugurazione

14 settembre ore 18:30

Periodo

dal 14 al 29 settembre

Orari apertura mostra

10:30-12:30 / 16:30-19:30

Luogo

Galleria ex La Scaletta Via Lucana 9 - 75100 Matera

Così il tempo presente

«L’acqua che tocchi de’ fiumi è l’ultima di quella che andò e la prima di quella che viene, così il tempo presente»

Così, Leonardo da Vinci riflette sul concetto di tempo, sulla fluidità di questo e sulla fugacità del passaggio dell’essere umano. Le vite, umane e animali, dunque, transitano. La materia resta: si trasforma, ma resta. L’Uomo, dice Leonardo, pur consapevole del proprio destino, è sempre desideroso di un futuro: è un desiderio di disfazione.

L’essenza della materia permane, crea memoria, è testimone della storia. E un luogo dove i segni del tempo sono manifesti è l’Abbazia, luogo non solo di culto, ma di Storia, nel quale il tempo è stato sempre scandito dalla semplicità di quella regola di Benedetto da Norcia, ora et labora, prega e lavora. Un precetto comunitario, prima ancora che religioso.

Come testimoniato dall’Abbazia di Chiaravalle, alle porte di Milano, fondata nel 1135, la regola benedettina ha definito, e ancora oggi definisce, la vita comunitaria, ma non senza incidere sui rapporti con il mondo circostante. L’abbazia, infatti, sin dal principio, è unita alla città di Milano da un forte legame, economico e culturale.

Nel passo delle fotografie di Altin Manaf e Andreas Ikonomu, i monaci cistercensi, perfettamente capaci di conservare i lasciti della Storia, tramandata fino ai giorni nostri, ci rimandano a quell’effimero passaggio dell’Uomo, descritto da Leonardo, ma soprattutto a quella perpetuità della materia che, pur subendo incessanti trasformazioni, è chiamata a testimoniare il transito dell’essere umano. Tracce ancora oggi evidenti nella fisionomia dei terreni che abbracciano l’Abbazia, nelle tecniche di coltivazione lungimiranti, nelle stratificazioni architettoniche che via via si sono succedute.

Allora, nella pluralità dei passaggi dell’Uomo nel tempo della Storia, ci si salva attraverso la comunità, simbolo di unità e di pluralità, dove ogni singolo componente è indispensabile perché unico. Nell’eterno fluire del tempo, ogni unità dà un contributo ai singoli che la circondano, alla comunità, alla storia, visibile agli occhi di chi verrà: l’Abbazia di Chiaravalle è un simbolo, una risultante dei concetti di tempo e di comunità.

Marika Ikonomu