Angelo Galantini

MOSTRA | 14 giugno 1979… Il Concerto

 

Angelo Galantini (1951)

Angelo Galantini è uno pseudonimo dietro il quale si cela un frequentatore della fotografia che ringraziamo per averci permesso di utilizzare parte delle sue preziose raccolte casuali (mai collezioni): oggi e qui, come in occasioni precedenti di questo stesso programma indirizzato alla Coscienza dell’Uomo.

Se va rilevato, oltre che rivelato, è uno dei suoi pseudonimi (insieme con Antonio Bordoni, mFranti e altri ancora). Da cui, una domanda sorge spontanea: perché celarsi dietro una identificazione di fantasia, priva di Tessera Sanitaria, Codice Fiscale e altre possibili ufficialità? Forse, per timidezza (è una lettura plausibile); probabilmente, per insicurezza (aspettiamo sentenze autorevoli e accreditate); certamente, per senso delle proporzioni (non senso della misura, orrenda condizione nella quale di certo non cade il protagonista della vicenda. Comunque, agisce e opera in un sogno, estraneo a qualsivoglia altra intenzione.

E qui, e ora, si impone una considerazione; probabilmente, una riflessione. In un’epoca, come è la nostra attuale, durante la quale si impone una unità di misura sconcertante (se stesso, invece di qualsivoglia riferimento oggettivo… tipo il metro), Angelo Galantini, in forma di alias, richiama una educazione individuale (galateo), che in Fotografia -territorio/disciplina/espressione che gli sta particolarmente a cuore (ma sarà poi vero?)- lo porta a confrontarsi sempre e comunque con la materia, attraverso gli altri. Così agendo, Angelo Galantini (Antonio Bordoni, mFranti o Xxxx) non si limita alla propria visione (in qualsiasi modo ciascuno frequenti la fotografia)… non si eleva a parametro unico e inviolabile di pensiero.

Come spesso accade, il resto è solo mancia.

inaugurazione

8 dicembre ore 18:30

Periodo

dal 8 al 23 dicembre

Orari apertura mostra

9:30-13:00 / 16:30-19:30

Luogo

Spazio Galleria Cine Sud - via Passarelli 29-31- Matera

Angelo Galantini

14 giugno 1979… Il Concerto

di Maurizio Rebuzzini

Nessuna nostalgia. Forse, e malauguratamente, qualche rimpianto… speriamo non troppi. Soprattutto oggi, in clima sociale confuso, con anagrafe sfavorevole, torniamo spesso indietro nel Tempo, ci affidiamo ai ricordi. Molti di questi sono sollecitati e incoraggiati dall’archivio di fotografie scattate e conservate con attenzione, sia in forma di negativi (precedenti l’era dell’acquisizione digitale di immagini), sia nella concretezza cartacea di stampe. Tra i due formati -negativi e stampe-, la differenza è sostanziosa: le copie sono ordinate per soggetto e/o progetto; i negativi sono in sequenza cronologica, anno dopo anno, rullo dopo rullo, lastra dopo lastra, divisi tra piccolo, medio e grande formato.

Avvicinati negativi del passato (remoto), per una ricerca personale e intima, Angelo Galantini ha avuto tra le mani immagini del giugno 1979, esattamente quaranta anni fa. Negativi 35mm, in tempi di Leica M2 e Asahi Pentax Spotmatic, durante un’altra vita, in momenti nei quali non avrebbe saputo, né potuto immaginare, lo svolgimento del Tempo: per il quale, comunque, è necessaria una chiave interpretativa attuale. Confessa di non aver mai seguìto alcuna strategia esistenziale (tipo coltivazione di conoscenze e amicizie che avrebbero potuto rivelarsi utili nel cammino), ma di aver sempre vissuto “alla giornata” e rispettando il mandato perseguito (verso i referenti di dovere), nel conforto di incontri e rapporti franchi e sinceri, lontani da qualsivoglia interpretazione utilitaristica, sia del momento, sia in proiezione futuribile (e non è certo un vanto, ma soltanto una constatazione; per quanto, ormai, amara).

Giugno 1979… giovedì quattordici, concerto per Demetrio Stratos, all’Arena Civica di Milano.

Parliamone.

Quarant’anni fa, il 14 giugno 1979, all’Arena Civica di Milano, fu organizzato un concerto per raccogliere fondi a sostegno delle terapie mediche per curare Demetrio Stratos (Efstràtios Dimitrìu, cantante, polistrumentista e musicologo greco naturalizzato italiano, conosciuto per essere stato il frontman delle band I Ribelli e Area). Per una beffa del destino, la leucemia dirompente che aveva colpito il cantante ebbe il sopravvento poche ore prima. Così, quel concerto, storicizzato Il Concerto, si trasformò in omaggio.

Centomila spettatori: questo è il conteggio ufficiale degli spettatori. La cifra tonda di centomila spettatori è forse ottimista, data anche la capienza non tanto estesa del luogo; in tutti i casi, è indicativa: soprattutto dell’affetto e passione che allora, quaranta anni fa (mille anni fa?), potevano coinvolgere in progetti, come questo, che non si limitavano alla propria ufficialità, che evitavano la società dello spettacolo, per alludere ad altro, lasciando intendere impegni personali a tutto tondo. In quella lontana stagione, più lontana di quanto possano misurare i quarant’anni trascorsi (1979-2019), a partire da pretesti originari, come la musica -in questo caso specifico-, si approdava sempre ad altro di più: soprattutto a un coinvolgimento sociale che oggi ci permette di considerare quella di allora come la “meglio gioventù” (con Pier Paolo Pasolini).

Angelo Galantini era presente a quel Concerto. In un tempo nel quale molti osservavano attraverso la lente esplicativa della Fotografia, ciascuno a proprio modo, è stato coinvolto oltre la semplice presenza fisica [peraltro confusa da molti, per la sua somiglianza con Augusto Daolio, emblema dei Nomadi]. Partecipò, osservando e registrando con la fotografia -appunto-, straordinaria chiave interpretativa di un momento, anche soltanto suo personale, che non è certo passato invano, ma ha lasciato tracce indelebili in ognuno di noi: e per se stesso, ne è più che consapevole e convinto.

Ricorda i pensieri di quel giovedì mattina, prima di sapere che il concerto della sera si sarebbe trasformato in omaggio, a poche ore dalla scomparsa di Demetrio Stratos, la cui forte personalità musicale avrebbe fatto convergere all’Arena Civica di Milano una qualificata quantità e qualità di cantautori e pubblico. Sono ancora vive le riflessioni di allora, che non avevano alcuna intenzione di indirizzarlo alla documentazione del concerto in quanto tale, ma lo proiettarono altrimenti: l’affascinavano il senso del luogo e della partecipazione.

Così, arrivò all’Arena Civica di buonora, in sostanzioso anticipo sul programma, fissato dalle otto di sera. Per le sue intenzioni, aveva con sé una reflex Asahi Pentax Spotmatic, qualche obiettivo, e un treppiedi. Dal palco già montato, e in attesa degli esecutori della serata, inquadrò il prato antistante e gli spalti sul fondo, con l’inconfondibile arco di ingresso (inconfondibile almeno per i milanesi; lui è milanese). Senza mai verificare cosa accadesse all’interno dell’inquadratura fissa, dalle cinque del pomeriggio, per un’ora abbondante, ha realizzato una sequenza cadenzata di immagini che registrarono soltanto ciò che stava accadendo in attesa del Concerto (oggi, si direbbe time-lapse).

In archivio, ha recuperato quattro buste di negativi bianconero, ognuno di trentasei pose identiche nell’inquadratura e composizione, che scandiscono un proprio ritmo, quasi musicale. Non è tanto significativa la registrazione dello scorrere del tempo, con lo spazio riservato al pubblico che man mano va riempiendosi, prima sul prato e poi verso gli spalti. Ancora oggi, è affascinante e avvincente il passaggio casuale di persone, l’andirivieni senza meta o scopo (?), il vuoto che rimane tale a lungo, il senso dell’euforia ed entusiasmo.

Quindi, nello scorrere successivo dei decenni, che ci portano a osservare indietro di quaranta anni esatti, potremmo anche e ancora aggiungere l’azione del Tempo, che ha convertito la cronaca originaria (seppure consapevolmente interpretata) in documentazione e memoria nel futuro (ovvero, presente). Posture, modi, abbigliamenti e tanto altro ancora di un’epoca che è certamente più distante da oggi di quanto non possano misurarlo i quaranta anni trascorsi.

Dalla lunga sequenza, che si estende in quasi centocinquanta scatti, oggi isoliamo alcuni fotogrammi, presentati nell’ambito di Coscienza dell’Uomo. La lettura che viene proposta è almeno doppia. Da una parte, come abbiamo rilevato fino a questo punto, registriamo la cadenza fotografica così come l’abbiamo appena raccontata. Dall’altra, e tra le righe, andiamo a leggere anche al di là della superficie apparente dell’immagine. Curiosamente, l’attuale riproposizione fotografica rivela altro oltre il proprio soggetto esplicito. In pratica, svela una delle caratteristiche fondanti e discriminanti della stessa Fotografia, e la maiuscola è consapevole e volontaria.

Quando osserva le fotografie che ha scattato, che riprende in mano anche a distanza di tempo, e in occasioni successive, fino a studiarle a fondo, spesso Angelo Galantini approda a una conclusione inviolabile. Molte volte, queste fotografie non si limitano al solo soggetto, ma mi rivelano qualcosa di lui. Individuano momenti della sua vita, che sottolineano.