Beppe Bolchi

MOSTRA | Città senza Tempo

Beppe Bolchi (1944)

Appassionato di fotografia da quando aveva dodici anni, ha percorso tutte le esperienze fotografiche amatoriali, giungendo successivamente al professionismo.

Ha collaborato per vent’anni con Polaroid Corporation, verificando qualità e tecniche creative delle pellicole a sviluppo immediato, per le quali -tutt’oggi- è riconosciuto esperto e supporter; quindi, sulla stessa lunghezza d’onda, ha dedicato la sua esperienza alla rinascita delle nuove pellicole Impossible, sempre a sviluppo immediato.

Le sue ricerche creative e linguistiche (della fotografia, ma non soltanto di questa) lo hanno, inoltre, portato ad approfondire il linguaggio della Fotografia Stenopeica, diventandone ben presto punto di riferimento per appassionati e cultori (Fotografia Stenopeica: senza obiettivo, con foro stenopeico o pinhole, in anglosassone).

I suoi progetti sono sempre orientati alla ricerca, sia tecnica sia espressiva, giungendo spesso a interpretazioni che hanno aperto nuove strade, quali le Prospettive Multiple, le Ciclopsie e i Ritratti Fluttuanti. I suoi temi preferiti sono Architettura, Paesaggio e Ritratto.

Le sue ricerche più recenti sono orientate all’uso emotivo del colore, per dare la percezione del movimento, e al Light Painting, con l’utilizzo delle attuali tecnologie Led.

Ha esposto al Museum of Fine Arts di Boston, a Milano, a Parigi e Arles, in Francia, a Glasgow, in Scozia, a Villajoiosa, in Spagna, a Basilea, in Svizzera, poi a Genova, Castellanza, Busto Arsizio, Savignano sul Rubicone, San Felice sul Panaro, Nocera Inferiore, Senigallia, Tolmezzo e durante i più importanti eventi fotografici in Italia.

Ha realizzato le immagini per il progetto commissionato dall’Autorità di Bacino del Fiume Po per la monografia Il Po. Un viaggio con il grande fiume, pubblicato nel 2007.

Collabora regolarmente con importanti Scuole di Fotografia e Università; ha tenuto applauditi Workshop in Italia, a Parigi e Arles, Glasgow, Vienna, Belgrado e persino all’Università Rangsit, di Bangkok. È docente del Dipartimento Attività Didattiche della Federazione Italiana delle Associazioni Fotografiche (Fiaf).

inaugurazione

27 agosto ore 18:30

Periodo

dal 27 agosto al 13 settembre

Orari apertura mostra

9:30-12:30 / 16:30-19:30

Luogo

Galleria Cine Sud - via A. Passarelli 29/31 - 75100 Matera

Città senza Tempo

Paesaggio urbano attraverso la fotografia a foro stenopeico (senza obiettivo). Intensa riflessione di Beppe Bolchi, che affonda le proprie radici ideologiche e culturali indietro nel Tempo (in Maiuscola consapevole, oltre che volontaria), arrivando addirittura ai primi istanti della fotografia. Immagini che accostano la fissità dei luoghi e delle architetture con la traccia del passaggio di persone. Percezione della loro presenza, ma non la loro figura.

Città senza Tempo (in questa grafia, che eleva il “Tempo” a valore sovrastante e coinvolgente): la città rappresentata in questo modo restituisce la valenza di case, edifici, arredi, quasi fini a se stessi, pur se disegnati e realizzati in funzione dell’Uomo. Quasi una rivincita: con i propri tempi di posa lunghi (allungati), con le proprie visioni pensate e non rubate, l’antica tecnica del foro stenopeico fa in modo che sia la città stessa a entrare nell’immagine, a specchiarsi, ad aprirsi e rappresentarsi nella propria realtà, semplice o complessa, piacevole o meno bella, con prospettive assolutamente naturali, non falsate da obiettivi che codificano, stringono, allargano e quindi -in qualche misura- alterano i luoghi stessi.

Gli abitanti, le persone, gli animali sono solo fantasmi, tracce di un passaggio che c’è oggi e che c’era ieri e ci auguriamo ci sarà domani. Quello che viene impressionato stabilmente sulla pellicola [a sviluppo immediato: Polaroid 55, con negativo recuperabile per la stampa a ingrandimento] sono invece le architetture che l’Uomo ha costruito e che l’Uomo può sì distruggere, ma che per il solito gli sopravvivono, testimoni di vite presenti e passate, contenitori di esistenze, di passioni, di dolori, di entusiasmi che via via si dissolvono, lasciando il posto ai ricordi e alla Storia. La città rimane in silenzio, ascolta, avvolge, protegge, a volte schiaccia e stritola chi non riesce ad adeguarsi ai ritmi imposti dai suoi simili, non certo da mura e cancelli erti per proteggere e conservare.

Pur non restituendo i minimi dettagli consentiti dagli obiettivi sempre più tecnologici, la fotografia a foro stenopeico (pinhole) riesce nell’intento di rendere l’atmosfera, unitamente a una assoluta leggibilità dei luoghi; una visione quasi onirica, ma comunque reale, che -pur scatenando approcci creativi diversificati- riesce sempre a rendere efficacemente la realtà, offrendo nuovi spunti di visione e analisi.

Il percorso di questa visione e interpretazione fotografica si snoda attraverso nazioni e città diverse tra loro, accomunate, però, dalla notazione autobiografica. Infatti, si tratta di un viaggio a ritroso nel tempo (dell’autore Beppe Bolchi), che ha rivisitato luoghi cari, che in qualche modo hanno segnato la sua vita. Luoghi nei quali ha trascorso istanti o anni, però tutti significativi del percorso stesso della sua esperienza, dei successi, delle difficoltà, delle sfide. Un tragitto che non è ancora terminato, e quindi è in qualche modo un work-in-progress, seppur già celebrativo di cinquanta anni trascorsi a stretto contatto con la Fotografia, dalla prima Bencini agli attuali apparecchi digitali.

Italia, Germania, Inghilterra, Stati Uniti, Francia, Scozia, un viaggio nel mondo Occidentale pilotato dalle esperienze familiari e professionali che sono sempre diventate anche esperienze di Vita ed Esistenza.

Non solo architetture, ma luoghi, quelli frequentati nel Tempo e ricordati come punti di riferimento. Dove è nato, dove è cresciuto, dove ha studiato e lavorato, dove ha conosciuto e incontrato gli amici, dove ha formato una famiglia. Luoghi legati alla memoria intrinseca, che sono sì parte della città, ma sono soprattutto elementi del suo vissuto che non vuole dimenticare; anzi, che intende far rivivere, quasi eternare.

Una biografia per immagini, raccontata con la genuinità e spontaneità di un mezzo antico come l’originaria camera obscura (o quasi) e il foro stenopeico, riprodotta su un supporto altamente tecnologico, come le pellicole polaroid a sviluppo immediato, attraverso un negativo che ne raccoglie e tramanda i dettagli.

Dovuta alla tecnica di ripresa, la morbidezza delle immagini ben si presta a rappresentare la memoria; l’assenza del colore, pur nelle pastose tonalità dei grigi, restituisce questi ricordi senza altre emozioni, fermando il Tempo e, allo stesso momento, rappresentandolo pienamente con le lunghe pose necessarie per impressionare propriamente la pellicola.

Il movimento e la Vita scorrono ugualmente in queste immagini; anzi, ne sono incorporati. E proprio queste immagini diventano contenitori degli attimi, dei giorni, degli anni trascorsi.

In alcuni casi, la situazione è diversa, le case e gli edifici sono stati ristrutturati o hanno addirittura cambiato destinazione, ma questo non modifica il loro significato all’interno di questo percorso. In altri casi, la documentazione si è estesa, a rappresentare più compiutamente la città nelle proprie caratteristiche intrinseche, diventando come un progetto a latere, stimolato da una matrice comune, ma autonomo per il tentativo di restituire il Tempo a luoghi più ampiamente conosciuti e riconoscibili, seppur filtrati dalla stessa esperienza e rappresentati con la stessa tecnica.