Fabrizio Jelmini

MOSTRA | FAVELA

Fabrizio Jelmini

Giornalista pubblicista e fotografo professionista, dal 1980, Fabrizio Jelmini (1961) registra una sostanziosa quantità e qualità di collaborazioni con testate di prima grandezza. Agisce in diversi ambiti della fotografia, sia del/dal vero, sia in sala di posa, per pubblicità e illustrazione. Ha al suo attivo, tredici libri, tra monografie d’autore e progetti, alcuni dei quali realizzati con Onlus umanitarie.

È anche operatore video e documentarista: reportage da fronti di guerra e servizi sulla ricostruzione di luoghi devastati dalla guerra; inchieste giornalistiche; viaggi (centouno paesi visitati) e cortometraggi di sport. Ha seguìto rilevanti spedizioni archeologiche in Africa, realizzando una serie di documentari per Stargate La7, con i fratelli Alfredo e Angelo Castiglioni (archeologi, antropologi e documentaristi), uno dei quali, il film/documentario Iveco Faraonic Track, è stato selezionato alla Quindicesima Rassegna Internazionale del Cinema Archeologico.

Inaugurazione

domenica 13 gennaio, 17:00

Periodo

13 gennaio 10 febbraio

Orari apertura mostra

10:00/12,30 - 16:00/19:30

Luogo

Ex ospedale di San Rocco - piazza San Giovanni (primo piano)

Favela

Toccante reportage fotografico ispirato dalla capacità di riconoscere ciò che l’occhio guarda e la mente vede.

In una favela di Salvador de Bahia, nel Nordest del Brasile, si svolge una intensa vita quotidiana, regolata da una indigenza che non priva gli abitanti della propria dignità. Vicenda minimale (forse), che solo il buon reportage ha modo di elevare a storia raccontata.

A questo punto, una domanda d’obbligo: qual è il succo che qualifica il fotografo, distinguendolo come tale, appunto fotografo? La consapevolezza, assecondata, che la sua sia una scelta di vita, uno stile da incoraggiare e sostenere.

Indipendentemente dalle ore riservate allo svolgimento del mestiere, secondo canoni che dipendono da infiniti fattori, il fotografo autentico non subordina se stesso allo scorrere delle lancette sul quadrante dell’orologio.

È fotografo anche senza macchina fotografica, è fotografo perché ha educato il proprio modo di guardare la vita, vedendola. Insomma, non è solo un lavoro, ma un accumulo di emozioni ed esperienze esistenziali, in qualità/quantità dipendente dagli indirizzi (dal reportage alla moda, alla pubblicità, alla fotografia di cerimonia o industriale, alla fotografia di strada).

Ciò che il fotografo incontra si converte sempre in insegnamento. Come afferma Fabrizio Jelmini, fotogiornalista (e altro ancora) che ha ispirato queste riflessioni, «La fotografia ti mette sempre in discussione; l’ansia dell’incarico, piuttosto che della conclusione di un iter fotografico progettato in proprio, ti porta a ragionare.

A conseguenza, analizzando al meglio le azioni in svolgimento, riesci a comunicare ciò che effettivamente vedi, e come lo vedi».