Giovanni Cabassi (1957)
Stregato dalla fotografia, da bambino; fulminato, a dieci anni, da una Leica M3 e una biottica Rolleiflex 2,8, trovate -intonse- nell’armadio del padre, regali di nozze che non avevano mai visto un rullino. Fino ad allora.
Ho adorato la fotografia come mezzo espressivo fin dalle prime mostre della Galleria Il Diaframma, di via Brera, a Milano. E questa è diventata la sua vita, dopo aver affrontato una famiglia che di certo non ha incoraggiato questa sua scelta esistenziale, considerata quantomeno “bizzarra”.
Ci ha impiegato una decina d’anni, ma ci è riuscito: la Leica, finalmente, è uscita allo scoperto e, a ventotto anni, ha aperto il suo primo studio. Ha agito sia sul versante commerciale, sia in quello espressivo; a volte, gli è stato concesso di coniugare le due anime, ma non è successo spesso. E, quando è successo, è stato bellissimo ed estremamente coinvolgente.


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