TESTO 1
Nel percorso fotografico scandito al passo di autori italiani, che abbiamo iscritto nel contenitore sovrastante del Pensiero meridiano, autentico e inviolabile motivo conduttore e ispiratore del cammino, sono assenti nomi celebrati dalla critica (asciutta e spoglia di sovrastati ideologici). Soprattutto tra i frequentatori della materia (disciplina? creatività? espressività?), queste assenze potrebbero risultare incomprensibili.
Non a giustificazione di nulla, ma a motivazione di tutto, precisiamo che qualche autore che avremmo voluto con noi, in questo passo, è risultato irraggiungibile per motivi di carattere burocratico e/o amministrativo; altri, invece, non sono stati affatto presi in considerazione, in quanto la loro italianità ci appare svincolata da quello spirito originario che consideriamo imprescindibile: Pensiero meridiano, ribadiamo, confermandolo, con tutte le implicazioni che sottolineiamo là dove è opportuno e necessario farlo.
Qui e ora, non scomponiamo gli uni (irraggiungibili) dagli altri (non considerati proprio), e ci assumiamo la completa e perentoria responsabilità per quanto c’è e per quanto non c’è. Se si desiderasse farlo, potremmo anche parlarne.
Maurizio Rebuzzini
TESTO 2
(QUI C’è UNA FOTOGRAFIA)
Accettando come prima fotografia italiana, in forma di dagherrotipo (processo originario), la raffigurazione della Gran Madre di Dio, a Torino, oggi conservata nell’archivio storico della Gam (Galleria Civica d’Arte Moderna, di Torino), attribuita a Enrico Federico Jest e realizzata l’8 ottobre 1839, agli albori della stessa Fotografia (annunciata il sette gennaio e presentata il successivo diciannove agosto, a Parigi), estromettiamo ogni altro argomento al proposito. Sappiamo bene di altre opinioni al proposito -nessuna delle quali solidamente verificata-, ma, allo stesso momento, conosciamo anche lo stato dello studio storico della fotografia, in Italia, mortificato da condizioni istituzionali quantomeno incerte e grottesche. Per cui consideriamo appropriata l’accoglienza di un dato certo, per quanto probabilmente non rispondente all’attribuzione accreditata.
Niente di più, né diverso.
